Premio produttività tassato al 10
Arriva l'accordo sugli sgravi ai salari di produttività, assecondando le richieste dei sindacati. Il tetto
di reddito annuo a cui viene applicata la tassazione agevolata al 10% torna, a partire dal 2013, a 40.000 euro annui, dopo che nello scorso anno era scesa da questa soglia a 30.000 euro. Rimane invece a 2.500 euro lordi (era calato da 6.000 euro già lo scorso anno) l'ammontare massimo detassabile per ogni lavoratore.
La decisione del governo sulla detassazione del salario di produttività "è un fatto positivo", per il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni.
"Ci preoccupa la perdita di tempo", aggiunge spiegando di non aver ancora letto il provvedimento ed esprimendo l'auspicio che il tetto per l'applicazione dell'abbattimento fiscale sia fissato - come in effetti è - a 40 mila euro, "perché - sottolinea - una produttività reale si può gestire solo se si si coinvolgono tutti i lavoratori, di alta e di bassa qualifica".
Si arriva così alla conclusione di una vicenda che rischiava di diventare spinosa, con il termine per l'approvazione del Dpcm, che conteneva i nuovi limiti, originariamente fissato al 15 gennaio dalla legge di Stabilità: data successivamente dichiarata non vincolante dal governo stesso.
Il decreto, spiega la nota di Palazzo Chigi, "disciplina le misure sperimentali per l'incremento della produttività del lavoro nel 2013. La legge di stabilità ha infatti definito un importante ammontare di risorse da destinare alla detassazione dei salari di produttività. Complessivamente sono stati stanziati 950 milioni di euro nel 2013 e 400 milioni nel 2014".
Il decreto fa seguito all'accordo sulla produttività raggiunto dalle parti sociali nel mese di novembre, con l'esclusione della Cgil. Le nuove norme prevedono una sorta di 'autocertificazionè per le imprese sul rispetto dei parametri stabiliti dall'accordo stesso sulla produttività per la detassazione del salario, frutto di accordi aziendali o territoriali.
Nel frattempo, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno avviato un tavolo per definire nuove regole sul sistema della rappresentanza sindacale. Strada già tracciata nell'accordo tra imprese e sindacati del 28 giugno 2011, che fin nei dettagli contiene le basi per il varo di nuove regole. Obiettivo ribadito poi dall'accordo di novembre sulla produttività, che fissava il termine di fine 2012 per stringere sull'applicazione dell'intesa. Le parti hanno concordato di rivedersi in sede tecnica il 5 febbraio. Oltre che di rappresentanza si discuterà anche di sistema contrattuale.
"Abbiamo grande fiducia che si possa arrivare ad un risultato", ha commentato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ieri, nel corso di una conferenza stampa. Il numero uno di Via Po ha comunque ribadito la contrarietà della Cisl ad un'eventuale legge su una materia di natura prettamente contrattuale. Una norma che, di fatto, scavalcherebbe le parti sociali. "La legge potrebbe intervenire a supporto, solo una volta che le parti avessero raggiunto l'intesa", ha concluso Bonanni.
I tempi comunque appaiono troppo stretti per chiudere un accordo che possa essere recepito in un provvedimento del governo uscente. Si guarda quindi con più concretezza alla prossima legislatura.
I criteri su certificazione della rappresentatività e diritto a rappresentare gli interessi dei lavoratori previsti dall'intesa del 28 giugno sono la base per il confronto riaperto ieri. Secondo quella prima intesa vale un mix tra deleghe (certificate dall'Inps e trasmesse al Cnel) e voti nelle elezioni delle Rsu, da rinnovare ogni tre anni: il diritto a sedere ai tavoli di negoziazione scatta, per ciascuna organizzazione, quando la rappresentatività così misurata supera il 5% del totale dei lavoratori della categoria cui si applica il contratto nazionale.