Un dibattito a tre voci, con Bonanni, Bernava e col ministro Riccardi. Per ridisegnare l’assetto dello Stato. Gettare le basi di una buona politica. E guardare allo sviluppo del Sud che passa anche per forme nuove di lotta a mafie, corruzione e malaffare
Un rapporto nuovo tra lo Stato e le Regioni. E la proposta di un ruolo nuovo del Mezzogiorno nel panorama economico e sociale nazionale. Due facce di una stessa medaglia. Il leit-motiv della manifestazione che la Cisl Sicilia ha dedicato, stamani a Palermo, al tema “Investire sul Sud fa crescere l’Italia”. Un rapporto nuovo tra centro e periferia delle istituzioni, “con l’intento – ha affermato il leader nazionale Cisl Raffaele Bonanni – di ridisegnare l’assetto politico-amministrativo del Paese”. Con l’obiettivo, ha rimarcato il segretario della Cisl Sicilia Maurizio Bernava, di “mettere al centro l’impresa produttiva, che investa e crei sviluppo”. Con l’impegno, ha ripetuto il ministro per la Cooperazione, Andrea Riccardi, di “costruire una politica che segni un cambiamento radicale, portando il Paese lontano dal sistema attuale, che alimenta solo antipolitica e demagogia”.
A far da cornice al dibattito a tre voci, l’Istituto siciliano di storia patria, un centenario gioiello della cultura, dell’architettura e della storia risorgimentale palermitana e nazionale, che da qualche tempo versa in difficoltà finanziarie gravissime. “È proprio per questo – ha spiegato Bernava aprendo i lavori – che lo abbiamo scelto come sede del dibattito. Vogliamo che incarni la metafora della grande sfida che ha di fronte il governo che verrà, che dovrà rimettere in piedi il Paese”. “Il Sud – ha sostenuto il sindacalista siciliano riprendendo il monito lanciato qualche giorno fa dal presidente Cei Angelo Bagnasco – ha bisogno di verità. Né di demagoghi né di falsi rivoluzionari. E ha bisogno di strategie e proposte di governo nel solco di una partnership tra Stato e Regioni che vada al di là anche della cosiddetta cooperazione assistita, che non basta più. Serve – ha rimarcato – l’accompagnamento, della Regione. Un accompagnamento che sia condiviso e al tempo stesso imposto dallo Stato, in particolare in tema di programmazione e gestione dei fondi Ue. Solo l’accompagnamento può cancellare ogni alibi, in un contesto in cui in Sicilia, solo nell’ultimo triennio, sono stati persi oltre 100 mila posti di lavoro”. Per il rappresentante regionale Cisl, inoltre, lo sviluppo non può che essere sinonimo di legalità. In questo senso, è necessario che in Sicilia la lotta a mafie, racket, corruzione e malaffare, vada “al di là delle forme fin qui sperimentate”. “Al governo Crocetta – ha ripetuto – lanciamo un appello perché l’Isola non sia consegnata alle mafie, che hanno risorse in abbondanza da piazzare”. La proposta della Cisl Sicilia fa perno su una “white list, da stilare in convenzione con la Dia, delle imprese certificate a cui la pubblica amministrazione, in forza della tracciabilità economica, finanziaria e contributiva delle proprie attività, possa dare appalti, concessioni e contributi”. Poggia, inoltre, sull’idea che il governo della Regione offra agli investitori regionali ed extraregionali, anche mediante politiche di incentivazione e marketing istituzionale, “aree, capannoni, interi settori come il turismo e i beni culturali”.
Bonanni ha parlato di “situazione preoccupante dell’economia e di nuova speranza per il Paese”. Ha ricordato l’esperienza di Todi, la dottrina sociale della Chiesa. Ha insistito sulla necessità del superamento di “un bipolarismo che crea solo immobilismo”. E ha auspicato che si riattivino i centri di partecipazione politica nonostante le ipoteche di “un Porcellum che non hanno voluto cancellare e che è la fonte di ogni corruzione”. Il leader Cisl ha annunciato che “la prima cosa che chiederemo al prossimo governo è una forte riduzione delle tasse per il lavoro dipendente, i pensionati e le imprese. Perché un taglio significativo della pressione fiscale mette in moto l’economia e produce infine maggior gettito fiscale. Ma senza strangolare il Paese”. Ha parlato di cancellazione dell'Imu “ma per chi ha una sola casa”. E si è augurato che sia varata presto “una profonda revisione dell'assetto istituzionale e politico-amministrativo”. “Con Regioni più sobrie – ha detto - senza più Province, che vanno abolite. E con Comuni consorziati tra loro”. “Il paradosso – ha aggiunto – è che lo Statuto speciale della Sicilia non prevede le Province. Sono state create con apposita legge regionale per mettere in piedi carrozzoni mangiasoldi e clientelari”.
Al ministro è toccato riannodare le fila, con un intervento conclusivo aperto da un’attestazione di solidarietà all'Istituto di storia patria nel quale “il direttore praticamente fa tutto da solo dal momento che il personale non è più pagato”. “È il paradigma – ha osservato Riccardi – del declino dell’Italia. Ma noi vogliamo che quest’istituto diventi invece il paradigma di un Paese che rinasce”. Il fondatore della comunità di sant’Egidio ha ricordato il suo impegno a fianco del premier Mario Monti sottolineando che “non siamo interessati al linguaggio miope dei salotti della politica. Guardiamo alla buona politica – ha detto - per cambiare le cose. È per questo che la partecipazione delle persone, che registriamo in giro per l’Italia, ci conforta molto”.
Umberto Ginestra
A far da cornice al dibattito a tre voci, l’Istituto siciliano di storia patria, un centenario gioiello della cultura, dell’architettura e della storia risorgimentale palermitana e nazionale, che da qualche tempo versa in difficoltà finanziarie gravissime. “È proprio per questo – ha spiegato Bernava aprendo i lavori – che lo abbiamo scelto come sede del dibattito. Vogliamo che incarni la metafora della grande sfida che ha di fronte il governo che verrà, che dovrà rimettere in piedi il Paese”. “Il Sud – ha sostenuto il sindacalista siciliano riprendendo il monito lanciato qualche giorno fa dal presidente Cei Angelo Bagnasco – ha bisogno di verità. Né di demagoghi né di falsi rivoluzionari. E ha bisogno di strategie e proposte di governo nel solco di una partnership tra Stato e Regioni che vada al di là anche della cosiddetta cooperazione assistita, che non basta più. Serve – ha rimarcato – l’accompagnamento, della Regione. Un accompagnamento che sia condiviso e al tempo stesso imposto dallo Stato, in particolare in tema di programmazione e gestione dei fondi Ue. Solo l’accompagnamento può cancellare ogni alibi, in un contesto in cui in Sicilia, solo nell’ultimo triennio, sono stati persi oltre 100 mila posti di lavoro”. Per il rappresentante regionale Cisl, inoltre, lo sviluppo non può che essere sinonimo di legalità. In questo senso, è necessario che in Sicilia la lotta a mafie, racket, corruzione e malaffare, vada “al di là delle forme fin qui sperimentate”. “Al governo Crocetta – ha ripetuto – lanciamo un appello perché l’Isola non sia consegnata alle mafie, che hanno risorse in abbondanza da piazzare”. La proposta della Cisl Sicilia fa perno su una “white list, da stilare in convenzione con la Dia, delle imprese certificate a cui la pubblica amministrazione, in forza della tracciabilità economica, finanziaria e contributiva delle proprie attività, possa dare appalti, concessioni e contributi”. Poggia, inoltre, sull’idea che il governo della Regione offra agli investitori regionali ed extraregionali, anche mediante politiche di incentivazione e marketing istituzionale, “aree, capannoni, interi settori come il turismo e i beni culturali”.
Bonanni ha parlato di “situazione preoccupante dell’economia e di nuova speranza per il Paese”. Ha ricordato l’esperienza di Todi, la dottrina sociale della Chiesa. Ha insistito sulla necessità del superamento di “un bipolarismo che crea solo immobilismo”. E ha auspicato che si riattivino i centri di partecipazione politica nonostante le ipoteche di “un Porcellum che non hanno voluto cancellare e che è la fonte di ogni corruzione”. Il leader Cisl ha annunciato che “la prima cosa che chiederemo al prossimo governo è una forte riduzione delle tasse per il lavoro dipendente, i pensionati e le imprese. Perché un taglio significativo della pressione fiscale mette in moto l’economia e produce infine maggior gettito fiscale. Ma senza strangolare il Paese”. Ha parlato di cancellazione dell'Imu “ma per chi ha una sola casa”. E si è augurato che sia varata presto “una profonda revisione dell'assetto istituzionale e politico-amministrativo”. “Con Regioni più sobrie – ha detto - senza più Province, che vanno abolite. E con Comuni consorziati tra loro”. “Il paradosso – ha aggiunto – è che lo Statuto speciale della Sicilia non prevede le Province. Sono state create con apposita legge regionale per mettere in piedi carrozzoni mangiasoldi e clientelari”.
Al ministro è toccato riannodare le fila, con un intervento conclusivo aperto da un’attestazione di solidarietà all'Istituto di storia patria nel quale “il direttore praticamente fa tutto da solo dal momento che il personale non è più pagato”. “È il paradigma – ha osservato Riccardi – del declino dell’Italia. Ma noi vogliamo che quest’istituto diventi invece il paradigma di un Paese che rinasce”. Il fondatore della comunità di sant’Egidio ha ricordato il suo impegno a fianco del premier Mario Monti sottolineando che “non siamo interessati al linguaggio miope dei salotti della politica. Guardiamo alla buona politica – ha detto - per cambiare le cose. È per questo che la partecipazione delle persone, che registriamo in giro per l’Italia, ci conforta molto”.
Umberto Ginestra